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Come si leggono le carature sulle fedi nuziali: la guida facile che evita equivoci

📅 25 Agosto 2026✍️ di Marta Bellenda⏱️ 6 min di lettura

Quante volte, guardando dentro una fede, hai letto numeri minuscoli e ti sei chiesto cosa volessero dire? Capita spesso: in boutique e ai workshop sulle pietre preziose mi sento rivolgere la stessa domanda. La buona notizia è che decifrare quei segni è più semplice di quanto sembri, basta sapere dove guardare e come distinguere purezza del metallo e, quando c’è, il peso delle gemme.

Dove cercare: i marchi sono sempre all’interno

Le informazioni chiave stanno all’interno dell’anello, nella cosiddetta punzonatura. Di solito sono vicine all’incisione della data o delle iniziali, ma non vanno confuse con quelle “personalizzate”. Troverai cifre come 750, 585 o sigle tipo 18K, Pt950. Per leggerle bene può aiutare una lente 10x o la luce del telefono puntata di taglio.

La punzonatura non è un vezzo: è l’identità del gioiello. Indica il titolo del metallo (cioè la sua “ricetta”) e, talvolta, il marchio del fabbricante. In Italia, i gioielli possono riportare una stellina, un numero e due lettere della provincia, ad esempio “✶123 VE”, seguiti da “750”. È la carta d’identità della tua fede.

Se non vedi nulla, non dare per scontato il peggio: su anelli molto consumati o ridimensionati la marcatura può essere stata assottigliata. Un orafo può verificare con strumenti adeguati.

Carati o titolo? 18K non è la stessa cosa di ct

Qui nasce l’equivoco più diffuso. “Carato” può significare due cose diverse: la purezza dell’oro (karat, K) e il peso di una gemma (carat, ct). Stessa parola, mondi diversi. Per orientarti, guarda la lettera: K o una cifra in millesimi per la purezza del metallo; ct per il peso delle pietre. Sembra un gioco da setaccio, ma funziona come quando distingui litri e percentuali in ricetta: entrambi utili, ma non intercambiabili.

Ecco le equivalenze che di solito trovi sulle fedi:

  • 750 = 18K: oro composto per il 75% da oro puro. È lo standard più comune in gioielleria di qualità.
  • 585 = 14K: oro al 58,5%. Più resistente ai graffi, leggermente meno “caldo” di colore.
  • 375 = 9K: oro al 37,5%. Diffuso in alcune aree del Nord Europa e nel retail accessibile.
  • Pt950: platino al 95%, prezioso, naturalmente bianco, molto denso.
  • Pd950: palladio al 95%, bianco-grigio, leggero, ipoallergenico.
  • 925 o “AG 925”: argento sterling, 92,5% d’argento.

Se leggi 18K o K18, sei di fronte al sistema “karati” per l’oro; se leggi 750, è il sistema in millesimi. Il concetto è lo stesso: su 24 parti, quante sono di oro puro? L’oro 24K (1000/1000) è come il cacao al 100%: puro ma poco adatto a resistere alla vita di tutti i giorni. Per questo le fedi si realizzano quasi sempre in leghe che bilanciano bellezza e robustezza.

Piccola nota per l’oro bianco: la sigla resta 750 o 585, ma il colore deriva da metalli della lega (come palladio) e dalla rodiatura, una finitura superficiale. Non incide sulla “caratura”, ma sull’aspetto. Se nel tempo l’anello ingrigisce, puoi rifare la rodiatura.

Quando “ct” indica il peso di diamanti e gemme

Sulle fedi classiche senza pietre, non trovi indicazioni in ct. Se invece l’anello ha un diamantino o una serie di brillanti (pensa all’eternity), potresti leggere 0.05 ct, 0.25 ct o una sigla come “ct tw 0.33” (peso totale). Qui “ct” è la bilancia della gemma: 1 ct equivale a 0,20 grammi. Immagina la farina nella torta: più grammi, più sostanza; più carati, più volume in pietra.

Domanda tipica: 18K e 0.10 ct indicano la stessa cosa? No. 18K parla del metallo, 0.10 ct del peso del diamante. Due informazioni parallele, entrambe importanti.

Altri simboli utili: produttore, paese e fino dove fidarsi

Oltre al titolo, potresti notare un marchio del produttore o un logo. In Italia è frequente la combinazione stella-numero-provincia cui accennavo. Nel Regno Unito compaiono simboli dell’ufficio di saggio; negli Stati Uniti spesso solo 14K/18K o “PLAT”. Sono dialetti della stessa lingua: la certificazione del metallo, cioè la Punzonatura.

E le sigle “GP”, “GF”, “RGP”? Indicano rivestimenti: gold plated, gold filled, rolled gold plated. Su una vera fede di gioielleria non dovrebbero esserci: sono tecniche per bigiotteria o orologi fashion. Se compaiono, chiedi chiarimenti. Meglio una domanda in più in negozio che un dubbio dopo.

Come si legge, passo dopo passo

  • Individua i segni all’interno: cerca numeri a tre cifre (750, 585) o combinazioni con lettere (18K, Pt950).
  • Se trovi “K” o una cifra in millesimi, stai leggendo la purezza del metallo, legata al concetto di Carato.
  • Se trovi “ct” accanto a un decimale, è il peso della gemma.
  • Cerca eventuali loghi o codici del produttore: confermano tracciabilità e standard.
  • Verifica la coerenza: 18K e 750 dicono la stessa cosa; 14K e 585 pure. Se vedi 18K e 585 insieme, c’è incongruenza da chiarire.

Funziona come quando leggi l’etichetta di un capo: fibra principale, paese di produzione e taglia. Tutto ha un posto preciso e un linguaggio condiviso.

Consigli pratici per evitare equivoci

  • Fotografa i marchi prima di chiudere l’acquisto. Confrontali poi con la fattura.
  • Chiedi sempre la dicitura completa in scontrino o certificato: “fede in oro 750/1000”, “platino Pt950”.
  • Se la fede è stata ristretta o allargata, verifica che i marchi siano ancora leggibili. In caso contrario, l’orafo può ripunzonare secondo le norme vigenti.
  • Per l’oro bianco, informati sulla rodiatura: ogni quanto rifarla, costi e garanzia.
  • Hai allergie? Prediligi Pt950 o Pd950; anche l’oro 750 di buona qualità è generalmente sicuro, ma meglio chiedere la composizione della lega.
  • In eredità o vintage, controlla coerenza tra colore e titolo: un “Pt950” non dovrebbe attrarre magneti, un “750” non dovrebbe scolorire come una placcatura.

Piccole differenze tra Paesi: non farti confondere

Nelle fedi giapponesi è comune “K18”; in Europa “750”. Negli USA spesso vedi “14K” o “PLAT”. Il senso non cambia, cambia l’abitudine. Se acquisti all’estero, chiedi come si esprime il titolo e se esiste un marchio di saggio ufficiale.

Un esempio reale dalla mia esperienza: una coppia mi porta due fedi gialle; su una leggo “750 ✶235 VE”, sull’altra “18K” senza altri segni. Stesso metallo, due standard di marcatura diversi. La prova? Test con spettrometro in laboratorio e fatture originali in ordine. Fine degli equivoci, pace assicurata.

Domande lampo

750 vale più di 585? Sì, a parità di peso e lavorazione, contiene più oro puro. Ma la resistenza ai graffi dipende anche dalla lega e dalla finitura.

“Au750” è diverso da “750”? No, “Au” è il simbolo dell’oro. Stesso significato.

Se vedo solo il logo del brand? Chiedi dove sia il titolo. Sui gioielli conformi dev’essere presente e leggibile.

Le incisioni personalizzate coprono i marchi? Non dovrebbero. È buona pratica mantenerli visibili.

Un diamantino da 0.03 ct conta in valore? Sì, ma incide poco sul totale di una fede. Più importante la qualità del metallo e la manifattura.

Il metodo che ti salva al momento della scelta

Prima osservi, poi traduci, quindi verifichi. Osservi i segni, li traduci sapendo che K/millesimi = purezza del metallo e ct = peso gemme, verifichi con il rivenditore e con i documenti. È un rito semplice, come spuntare la lista della spesa. Così la tua fede racconta la verità del materiale, non un’impressione a occhio.

Alla fine, la caratura non è un enigma: è una promessa di qualità scritta in piccolo. Leggerla con calma ti evita incomprensioni e ti fa godere dell’anello per quello che è: un oggetto pensato per durare, giorno dopo giorno, come il gesto di infilarlo al dito ogni mattina.

Marta Bellenda

Marta Bellenda, veneziana, ha lavorato per anni come gemmologa in boutique di lusso e partecipa regolarmente a workshop sulle pietre preziose. Il suo interesse per l’incastonatura l’ha portata a scoprire le storie nascoste dietro antichi gioielli di famiglia.